Tutte le contestazioni spiegate con casi pratici utili sia che tua sia un imprenditore o un professionista

articolo a cura di:
Lodovico Poschi
Lodovico Poschi

pubblicazione:

contestazioni fisco

Le contestazioni che il Fisco può muoverti sono tante e diverse tra loro!

Nell’ultimo libro scritto da Carlo Carmine e Simone Forte pubblicato nel febbraio scorso, dal titolo “Gestisci e Risolvi con Agenzia delle Entrate” (qui il link per ottenerlo gratis) sono contenuti tanti piccoli e grandi segreti per continuare a essere un imprenditore libero e un contribuente sano.

Nei capitoli 5-6-7 ti abbiamo consigliato di fare attenzione, in particolare, alla presunta anti economicità della conduzione societaria, alle movimentazioni sui conti correnti, alla contabilizzazione di costi spropositati rispetto ai ricavi, all’intestazione di beni (più o meno “di lusso”), apparentemente non compatibili con il tuo reddito, alla scelta di un fornitore “affidabile” e molto altro ancora (scarica gratuitamente il libro qui).

Con il supporto delle più recenti sentenze della Corte di Cassazione, ti abbiamo dimostrato come, in un caso su due, l’avviso di accertamento è stato annullato.

Dalla “teoria” siamo passati alla “pratica” attraverso una serie di casi concreti, tratti dalla realtà quotidiana dei controlli del Fisco. Questo per farti “toccare con mano” le tipologie di contestazioni del fisco più frequenti, che tu sia un imprenditore o un professionista.

Presunta gestione antieconomica, il caso risolto della società Alpha

Ad esempio, accade spesso che l’Agenzia delle Entrate rettifichi, con metodo induttivo, il reddito dichiarato da una società. Questa potrebbe avvenire anche solo esclusivamente per una apparente “anti economicità” della sua conduzione, concretizzatasi in una perdita di notevole importo, per un determinato anno di imposta.

Quanto sopra espresso, seppur rappresenti un passaggio molto tecnico, diventa fondamentale per te. 

Facciamo un esempio concreto.

La società Alpha ha ricevuto in notifica un avviso di accertamento Ires, Irap e Iva. Tramite questo atto, l’ufficio ha ricostruito i ricavi della stessa in circa 400 mila euro, in luogo dei 100 mila oggetto di dichiarazione. Il tutto, però, senza aver effettuato alcun controllo sulle scritture contabili.

Infatti, la contestazione si basava su una presunta sproporzione tra costi e ricavi.

L’orientamento della Corte di Cassazione è, su questo aspetto, altalenante.  Occorre quindi prestare molta attenzione a individuare le giuste ragioni da eccepire alle richieste basate solo su presunzioni come quelle di economicità da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Nel caso dell’impresa Alpha, che grazie al nostro intervento si è vista praticamente azzerare l’avviso di accertamento ricevuto, le eccezioni passano per un’analisi approfondita dei bilanci della società.

Da questa si è dimostrato che il campione utilizzato dai verificatori non era adeguatamente rappresentativo della realtà. Infatti la loro impresa era situata in una “zona depressa”.

Presunta interposizione fittizia, il caso risolto di Giorgio

L’interposizione fittizia ricorre quando vi è una divergenza tra il titolare effettivo di un reddito e colui che appare, invece, come possessore di tale reddito.

Prendiamo il caso di Giorgio che si vedeva notificare un avviso di accertamento. L’Agenzia delle Entrate gli imputava, recuperando le relative imposte, il maggior reddito derivante da una proprietà immobiliare che recentemente Mario aveva venduto a Luigi. Risultava infatti essere quest’ultimo l’effettivo titolare.

Giorgio, dunque, non figurava in alcun modo nel contratto di compravendita tra Luigi e Mario.

Ciononostante, secondo il Fisco, nell’ambito della compravendita, Luigi risultava essere un semplice soggetto interposto (altrimenti detto prestanome o “uomo di paglia”). Come tale, sebbene apparentemente titolare del bene, non ne era in concreto il possessore.

Chiaramente, abbiamo contestato l’avviso di accertamento ricevuto da Giorgio. Abbiamo evidenziato come l’Agenzia delle Entrate avesse fondato tale maggiore pretesa senza fornire alcun tipo di prova. Come la presunta esistenza di un accordo negoziale “a tre” tra Luigi, Mario e Giorgio.

Più nello specifico, in queste ipotesi, è il Fisco che deve provare la sussistenza degli elementi necessari affinché si possa parlare di interposizione fittizia di persona, quali:

  • la prova dell’effettiva disponibilità del reddito in capo al soggetto interponente (Giorgio);
  • la prova della partecipazione all’accordo simulatorio anche del terzo contraente (Mario), accordo in ragione del quale l’interposto (Luigi) si è reso disponibile ad assumere diritti e obblighi contrattuali nei confronti dell’interponente.

Ed è proprio sull’inottemperanza di tale onere della prova che abbiamo costruito la difesa per Giorgio. Questo ci ha permesso di ottenere il risultato sperato, ossia l’annullamento di un atto illegittimo.

Le vittorie in contenzioso ti avranno fatto capire quindi che, quasi sempre, esiste una soluzione per combattere le contestazioni del Fisco.

Bisogna solo trovarla e perseverare, con l’aiuto, ovviamente, di un bravo professionista, si può gestire e risolvere il tuo debito con il Fisco superiore a 100mila euro.

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