La Transazione Fiscale: il vero saldo e stralcio per le aziende

articolo a cura di:
Giovanni Perilli
Giovanni Perilli

pubblicazione:

Transazione Fiscale, Pace Fiscale, Decreto Sostegni, CFC legal, Carlo Carmine, Mario Draghi

La Transazione Fiscale: il vero saldo e stralcio per le aziende

Al di là della riscossione e della notifica delle cartelle esattoriali ormai ripartite, esiste un aspetto che va affrontato. Questo perché in grado da un lato di “salvare le aziende dal fallimento” e dall’altro di restituire “vigore” alle stesse.

Con il calo di fatturato e situazioni debitorie mal gestite degli ultimi anni (dalla crisi del 2008 fino a quella del Covid), molti imprenditori hanno accumulato pendenze fiscali anche superiori a 500 mila euro.

Il 4 dicembre del 2020 il Governo ha creato un’autostrada per gli imprenditori che vogliono poter trattare con il fisco o i fornitori per importi anche rilevanti, identificabili attraverso una posizione debitoria aggiornata.

La Legge 159/2020, di conversione del D.L. 125/2020, in vigore dal 4 dicembre 2020 consente l’anticipata entrata in vigore del Nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza. Questo nella sola parte riguardante gli strumenti relativi al Concordato Preventivo e all’accordo di Ristrutturazione del debito

Si tratta di uno strumento potentissimo per il quale è fondamentale rivolgersi a un professionista specializzato al fine di attuarlo.

Un risparmio importante

Dunque, vanno valutati i presupposti di fallibilità necessari per poter presentare una Domanda di Concordato Preventivo.

Se l’imprenditore dimostra di non poter soddisfare l’erario (Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Entrate Riscossione) e gli Enti previdenziali (Inps, escluse le Casse private), potrà presentare una proposta di “saldo e stralcio” dei debiti tributari e contributivi.

Attraverso la transazione, quindi, il risparmio per l’azienda può essere finanche dell’80-85% del debito fiscale e con i fornitori

Non a caso, infatti, in CFC Garanti dell’Imprenditore abbiamo ribattezzato questo strumento di risanamento aziendale come il “nuovo saldo e stralcio per le aziende”. 

Di fatto, questo intervento consiste nella possibilità, per il tribunale, di omologare gli accordi di ristrutturazione o il concordato preventivo.  Ciò a determinate condizioni ed in mancanza di adesione al piano da parte dell’Amministrazione finanziaria (o dell’INPS).

Come si attua?

La transazione fiscale si applica ai tributi erariali e relativi accessori amministrati dall’Agenzia delle Entrate, quali IRES, IRPEF, IVA, IRAP. Inoltre, vi rientrano anche i tributi che costituiscono risorse dell’Unione Europea, come l’IVA.

Il nome dell’istituto non deve porre in inganno, infatti non è una transazione in senso tecnico (art. 1965 c.c.).

Nello specifico descrive unicamente le modalità attraverso cui, nell’ambito del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione, il debitore può ottenere che il tribunale omologhi un abbattimento e/o una dilazione del proprio debito fiscale e previdenziale.

Pertanto, in prima battuta la proposta concordataria deve risultare migliore rispetto all’alternativa liquidatoria.

Inoltre avuto riguardo ai crediti fiscali e previdenziali, questi non debbono essere trattati in maniera deteriore, cioè peggio, rispetto agli altri crediti.

Per questo è previsto che il piano di concordato sia accompagnato da un’attestazione positiva redatta da un professionista indipendente.

E il Fisco?

Tale relazione non vincola, però, il Fisco, che può comunque esprimere un diniego al piano nell’ambito dell’adunanza dei creditori. Secondo le regole del concordato, l’adesione del Fisco, non è determinante, se il piano complessivo è approvato dalla maggioranza dei creditori.

Come già evidenziato, si tratta di uno strumento potentissimo per il quale è fondamentale rivolgersi a un professionista specializzato al fine di attuarlo.

Con le recenti modifiche in sede di conversione Il legislatore ha previsto ora che il tribunale provveda a omologare il concordato preventivo (art. 160, lf). Questo avviene anche in mancanza del voto favorevole da parte dell’amministrazione finanziaria o degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie.

La condizione imprescindibile per poter consentire ciò è che la proposta del debitore sia accompagnata dalla relazione del professionista. Con questa si dimostra che la proposta è più conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria.

Alla luce anche di queste novità, il messaggio agli imprenditori è chiaro e sottolinea come le soluzioni alle posizioni debitorie “esistano”… basta conoscerle, utilizzarle e affidarsi a professionisti specializzati in tale materia.

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