Lo spauracchio della patrimoniale per adeguare i salari, ma il debito fiscale per gli imprenditori aumenta sempre di più

articolo a cura di:
Lodovico Poschi
Lodovico Poschi

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Lo spauracchio della patrimoniale per adeguare i salari, ma il debito fiscale per gli imprenditori aumenta sempre di più

Si torna a parlare di tassa patrimoniale e gli imprenditori tremano. 

Si tratterebbe di un contributo di solidarietà che prevedrebbe la tassazione dell’1% dei patrimoni sopra 1,2 milioni di euro, appartenenti a quel 5% di popolazione più ricco del Paese.

Già alle prese con un’emergenza dopo l’altra – si è passati in un baleno dalla Pandemia al conflitto in Ucraina – il Paese si interroga su questo possibile scenario, ancora del tutto teorico.

La tassa patrimoniale, o peggio ancora un prelievo forzoso dai conti correnti, darebbe la possibilità al Governo di reperire risorse da investire sull’aumento di salari e pensioni non più adeguati al caro vita.

Grande preoccupazione desta anche la crisi fiscale delle nostre imprese. Un argomento all’ordine del giorno e, ancor più, che terrà banco nei prossimi mesi.

Se hai un debito superiore ai 100 mila euro, non esitare a contattarci

Fra tassa patrimoniale e prelievo forzoso dai conti degli italiani

La memoria va a quella notte fra il 10 e l’11 luglio 1992 quando, con un decreto d’urgenza, il Governo Amato autorizzò il prelievo forzoso dai depositi bancari e dai conti correnti degli italiani di una tassa pari al 6 per mille.

Quello della patrimoniale è da sempre un tema caro ai sindacati, che proprio in questi giorni sono tornati all’attacco. Maurizio Landini, segretario della CGIL, lo ribadisce in tutte le interviste che rilascia ai mass media. 

Ma per gli imprenditori, già in grossa difficoltà a causa dell’aumento dei costi dell’energia e di molte materie prime, il provvedimento sarebbe quanto mai indigesto. 

Liquidità, un bene prezioso che diventa sopravvivenza per le imprese

Del resto, in questo difficilissimo momento diventa un fatto di sopravvivenza poter disporre di liquidità per far fronte alle prossime scadenze fiscali.

La nuova finestra della rottamazione-ter, concessa dal Governo dopo il totale fallimento delle scadenze di fine 2021 e inizio 2022, obbliga oltre 500 mila contribuenti a mettersi in regola entro il 30 novembre prossimo (leggi qui tutti gli appuntamenti fiscali). 

Si tratta, per chi ha accumulato debiti per oltre 100 mila euro, di un impegno molto gravoso visto che, per non perdere i benefici, entro quella data è necessario saldare tutte le rate relative agli anni 2020, 2021 e 2022. 

Riapertura della Rottamazione-ter, un nuovo fallimento annunciato?

Se, come probabile, in pochi riusciranno a onorare le scadenze si riaffaccia in modo drammatico lo spettro di intimazioni di pagamento e i pignoramenti.

Al momento è in atto una tregua, ma già dopo il 2 maggio, data in cui è stata fissata la prima scadenza trimestrale (con la solita tolleranza di 5 giorni), chi non potrà pagare riceverà immediatamente le intimazioni di pagamento (leggi qui come annullare il tuo debito).

Il governo ha stanziato 5 miliardi di euro del Decreto Aiuti di aprile che però, sostengono i sindacati, non basteranno a sostenere i lavoratori, le famiglie e le imprese in difficoltà a causa del caro prezzi, degli aumenti in bolletta e degli effetti della guerra in Ucraina anche nel nostro Paese. 

Sul tavolo del Governo c’è anche il capitolo pensioni, mai riaperto dall’inizio del conflitto. Diverse le soluzioni già proposte dai sindacati, che non hanno però trovato terreno fertile a Palazzo Chigi.

Insieme alla patrimoniale, le associazioni propongono un nuovo scostamento di bilancio e un prelievo maggiore del 10% sugli extraprofitti incassati da tutte le imprese, e non solo quelle energetiche come previsto dal decreto Ucraina.

Un quadro generale, come si evince, particolarmente difficile e complesso.

Quel che sembra evidente è che la coperta è tremendamente corta e da qualunque parte la si tiri il rischio è di lasciare qualcuno scoperto.

Per molte imprese tira una brutta aria. La lenta ripresa, avviata dal progressivo allentamento delle restrizioni anti-Covid, è adesso in brusca frenata e l’inflazione galoppa trascinandosi dietro un calo dei consumi. 

Transazione fiscale, grande opportunità per la crisi fiscale d’impresa

Come possono farcela gli imprenditori, in un contesto come questo, a far fronte al pesante fardello dei debiti fiscali? 

Lo Stato, mai come adesso, deve essere il motore del paese, investendo per creare sviluppo e concedendo una moratoria fiscale per dare ossigeno alle imprese affinché possano rialzare la testa e rimettersi in moto. 

Uno spiraglio di ottimismo c’è, anche nelle più complesse crisi fiscali d’impresa che oggi beneficiano di strumenti efficaci e risolutivi. 

Ci riferiamo ad esempio alla transazione fiscale all’interno del concordato preventivo. A differenza di prima, oggi basta l’ok del Giudice anche se non c’è  assenso da parte dell’Agenzia delle Entrate. 

Si tratta di una grande opportunità a disposizione degli imprenditori che hanno situazioni debitorie superiori a 500 mila euro.

Con l’aiuto di un professionista esperto è assolutamente possibile mettersi alle spalle lo spauracchio del fallimento e salvare così anni di lavoro e sacrificio. 

Chiamaci, sarai ricontattato in meno di un’ora.

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