L’ultima scadenza della rottamazione ter, cantiere aperto sulla Crisi d’Impresa: i nodi da sciogliere per il Nuovo Governo

articolo a cura di:
Lodovico Poschi
Lodovico Poschi

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rottamazione e crisi d'impresa

Una nuova rottamazione e la crisi d’impresa, questi i nodi da sciogliere per il nuovo governo.

Con il mese di dicembre si chiudono definitivamente i termini della rottamazione ter, dopo la riapertura decisa dal governo Draghi con la legge di conversione del Decreto Sostegni-ter (legge n. 25/2022).

Rottamazione ter, entro il 5 dicembre il saldo delle rate 2022

Le scadenze erano state così fissate:

  • 30 aprile 2022 (rate in scadenza il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio e il 30 novembre 2020)
  • 31 luglio 2022 (rate in scadenza il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio e il 30 novembre 2021.
  • 30 novembre 2022 (rate in scadenza il 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre 2022).

Chi ha saltato le scadenze precedenti o provveduto al pagamento oltre i termini previsti o per importi parziali, ha perso la misura agevolativa. Eventuali versamenti parziali o tardivi effettuati saranno considerati a titolo di acconto sulle somme dovute.

Resta dunque l’ultima scadenza, quella del 30 novembre (sono previsti i cinque giorni di tolleranza di cui all’articolo 3, comma 14-bis, del DL n. 119 del 2018, quindi il pagamento dovrà avvenire entro il 5 dicembre 2022).

Solo successivamente si potrà fare un bilancio finale rispetto alla riapertura dei termini della rottamazione ter, anche se il dato parziale ci segnala che 1 contribuente su 2 non è riuscito a far fronte alle scadenze previste sino a qui.

La massiccia platea di imprenditori che ha saltato le scadenza della nuova rottamazione ter è il segno di una situazione generale di profondo disagio soprattutto del PMI.

Nuova rottamazione e crisi d’impresa: come si muoverà il nuovo governo? Rumors parlano di un possibile saldo e stralcio per le cartelle esattoriali fino a 3500 euro, discorso diverso è quello relativo ai debiti superiori al 100 mila euro.

Fiducia a picco, 100 mila imprese a rischio default

La fiducia degli imprenditori è in caduta libera.

Secondo un’indagine di Studio Temporary Management, società specializzata nei servizi di Temporary Management Professionale, pubblicata da ItaliaOggi, il 39% degli intervistati ritiene molto o abbastanza probabile che la propria azienda possa entrare a breve in una situazione di stress finanziario.

Infatti, l’ultimo dato fornito dal Cerved stima che i debiti siano giunti a quota 11 miliardi di euro (nel triennio 2020-22), mettendo a rischio fallimento quasi 100 mila imprese.

Anche perché le previsioni del futuro sono abbastanza fosche: alla domanda sugli scenari economici a 6/9 mesi, quasi la metà degli imprenditori intervistati prevede un lieve peggioramento e il 15% un netto peggioramento, contro un 18% all’insegna della stabilità.

Appena il 20% dichiara un po’ di ottimismo per il futuro.

Rottamazione e crisi d’impresa. Lo scenario è dunque cupo e soprattutto impatta decisamente con la filosofia su cui poggia tutto l’impianto del nuovo codice della crisi, entrato in vigore lo scorso 15 luglio.

Rottamazione e Crisi d’Impresa ad un bivio: in arrivo nuove correzioni?

Prendendo per buoni i numeri raccolti da Cerved, ciò che emerge è che la riforma sulla crisi d’impresa rischia di trasformarsi in un colossale boomerang. Quasi la metà delle PMI – quelle che dichiarano o che prevedono di essere in crisi di liquidità – sarebbero costrette ad aprire lo stato di crisi, con conseguenze devastanti a causa della perdita di fiducia da parte di creditori, fornitori e banche.

Senza contare che un eccesso di domande causerebbe un collasso delle procedure con il rischio di mandare in tilt l’intero sistema economico.

Ad oggi, sempre secondo l’indagine di STM, risulta che solo l’1% ha già fatto ricorso allo stato di crisi, mentre il 10% ne sta valutando l’opportunità/necessità.

Un dato significativo che dimostra quanto la riforma così come concepita ha necessità di essere ancora digerita da tutti, imprenditori e professionisti.

Il risultato non può che essere l’ennesimo processo di revisione e adattamento della stessa riforma che spetterà eventualmente al nuovo esecutivo.

La transazione fiscale all’interno del concordato preventivo: da problema a opportunità, la Rottamazione e la Crisi d’Impresa

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