Legge di Bilancio 2023: definizione “agevolata” delle pretese tributarie

articolo a cura di:
Concetta Bonanno
Concetta Bonanno

pubblicazione:

pretesa tributaria

Autrici articolo: Concetta Bonanno e Luana Di Feo

Pretesa tributaria: la definizione “agevolata”

Nell’ultima legge di bilancio, entrata in vigore il 1 gennaio 2023, sono stati previsti svariati strumenti per definire, in via “bonaria”, la pretesa tributaria del Fisco. A partire dagli avvisi di accertamento, per arrivare alle cartelle di pagamento, passando attraverso i contenziosi pendenti dinanzi alle Corti di giustizia tributarie.

A ognuno di questi verrà dedicato un articolo di approfondimento sul nostro blog.

Oggi ci vogliamo soffermare sulla c.d. “definizione delle liti fiscali pendenti”.

Di cosa si tratta? 

È possibile definire, con modalità agevolate, le controversie tributarie pendenti, anche in Cassazione,  al 1 gennaio 2023, in cui è parte l’Agenzia delle Entrate o l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, aventi ad oggetto atti impositivi ( avvisi di accertamento, atti di irrogazione delle sanzioni e ogni altro atto di imposizione).

Pretesa tributaria: cos’è possibile fare?

I giudizi tributari possono essere definiti con il pagamento di un importo pari al “valore della controversia”, coincidente, di regola, con le sole maggiori imposte accertate (IRPEF/IRES/IRAP/IVA..) ed escludendo, quindi, sanzioni e interessi.

Ricorda che il beneficio della definizione non è dato solo dall’azzeramento delle sanzioni e degli interessi. Si prevede, altresì, che le imposte da pagare (c.d. valore della controversia) siano più a meno “scontate” a seconda dello stato e degli esiti del contenzioso pendente.

In dettaglio:

  • in caso di ricorso pendente in primo grado senza sentenza, la controversia può essere definita con il pagamento del 90 % del valore della stessa, 
  • in caso di ricorso pendente in secondo grado con sentenza favorevole  di primo grado, la controversia può essere definita con il pagamento del 40% del valore della stessa,
  • in caso di ricorso pendente in cassazione con sentenza favorevole di secondo grado, la controversia può essere definita con il pagamento del 15% del valore della stessa.

In caso di sentenza sfavorevole, non ancora definitiva si dovrà versare il 100% delle imposte accertate.

Come e quando pagare?

La definizione si perfeziona con la presentazione della domanda e il pagamento della 1° o unica rata entro il 30.06.2023.

È ammessa la dilazione in 20 rate trimestrali di pari importo, ma non è consentita compensazione in F24. 

L’eventuale diniego alla definizione potrà avvenire entro il 31.07.2024.

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