Partite Iva, pronta un exit tax. L’appello del Presidente Carmine: abbassare la pressione fiscale sulle imprese

articolo a cura di:
Lodovico Poschi
Lodovico Poschi

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abbassare la pressione fiscale sulle imprese

Qualcosa si muove anche sul fronte delle Partite Iva

È quanto filtra da fonti del Governo, alle prese con le battute finali della tanto attesa legge delega sul Fisco. 

Una exit tax su 2 anni per chi si posiziona fra 65 e 85 mila euro 

In attesa di un innalzamento della soglia del regime dei forfettari a 85 mila euro, potrebbe essere inserita nel testo una sorta di exit tax. Della durata di 2 anni per chi non è in grado di rispettare i requisiti posizionandosi tra i 65 e gli 85 mila euro. 

Un’altra novità per le Partite Iva sarebbe la progressiva eliminazione della ritenuta alla fonte “a titolo di acconto” e la relativa mensilizzazione dell’IRPEF. 

“Se confermata sarebbe una bella notizia – commenta il presidente di CFC, Carlo Carmine – perché andrebbe ad incidere sui milioni di contribuenti con redditi più bassi e quindi più bisognosi di aiuto.

Certo è una goccia nel mare, perché da tempo andiamo dicendo che il taglio del cuneo dovrebbe essere generalizzato come un intervento strutturale di fondamentale importanza per sollevare gli imprenditori da un carico fiscale e contributivo insostenibile, pari a circa il 65%”. 

Il sottosegretario all’economia Federico Freni ha riconosciuto “che il percorso della legge delega fiscale ha avuto dei rallentamenti a causa delle sensibilità diverse rispetto al tema fiscale in una maggioranza così eterogenea”. 

“Non è ancora un’estensione del regime forfettario a 85 mila – ha precisato – ma un progressivo avvicinamento verso questo che è un obiettivo”.

Intanto, questa nuova delega fiscale immagina un regime di scivolo progressivo. Per consentire alle Partite Iva di passare da regime forfettario a regime ordinario senza essere penalizzate eccessivamente.

Nella legge delega troverà spazio un intervento sul cashback fiscale, il via alla progressiva mensilizzazione dell’IRPEF e l’abbandono della ritenuta di acconto. 

La riscossione torna a far paura e mette a nudo una situazione drammatica

Intanto sono in molti a lanciare l’allarme sul fronte fiscale.

La ripresa della riscossione dopo la Pandemia sta mettendo a nudo una situazione gravissima, con il sistema delle PMI in gravissima difficoltà. 

“Anche a noi – precisa ancora il presidente di CFC , Carlo Carmine – arrivano continue segnalazioni di imprese in corto circuito tra le richieste di pagamento del fisco e gli effetti della crisi e delle chiusure, ma quello che è accaduto negli ultimi 10 anni si spiega così: per finanziarsi le aziende  non sono riuscite  a versare quanto dovuto al Fisco per mancanza di liquidità.

Le Banche hanno chiuso i rubinetti e agli imprenditori non è rimasta altra strada che accumulare il loro debito fiscale che oggi per molti è diventato una zavorra insostenibile e che spesso porta al fallimento”. 

È vero, con la Pandemia la riscossione è stata stoppata. Ma, a ben vedere, questa scelta da parte del Fisco sembra che, per molti imprenditori, abbia procurato più danni che benefici.

“Io credo che il Fisco non abbia dimostrato di avere una visione – aggiunge Carlo -, che avrebbe suggerito una ricognizione delle imprese per capire chi avesse realmente bisogno di aiuto e chi ne avrebbe potuto fare anche a meno.

Invece, lo stop dei pagamenti ha generato un effetto boomerang, con il risultato che anche chi poteva pagare ha pensato di poter finanziare la crisi con i soldi non versati al Fisco.

Risultato: un po’ tutti hanno creduto di potersi quasi dimenticare di quei debiti salvo poi ritrovarsi a doverli pagare tutti insieme. Ecco spiegato il patatrac delle varie rottamazioni, ultima la scadenza del maggio che un imprenditore su due ha saltato”. 

Le crisi fiscali d’impresa, da problema ad opportunità

Anche in un quadro così buio possiamo trovare un po’ di luce.

Il legislatore Europeo e di conseguenza quello italiano stanno cambiando rotta.

Ci si pone sempre più al fianco delle imprese e l’attesissimo debutto il 15 luglio del nuovo Codice della Crisi porterà un ventaglio di possibilità disponibili da subito per gli imprenditori oculati e attenti.

Non solo il contenzioso tributario ma con la nuova transazione fiscale (e previdenziale) nell’ambito del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione dei debiti.

O i nuovissimi Piani di Ristrutturazione soggetti a Omologazione (PRO) si consentirà a migliaia di imprenditori di risolvere con grandi risultati le loro crisi fiscali

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