Hai ricevuto un’intimazione di pagamento? Non disperare, ecco i segreti su come risolvere

articolo a cura di:
Lodovico Poschi
Lodovico Poschi

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intimazione di pagamento da agenzia delle entrate

Hai ricevuto un atto da Agenzia delle Entrate Riscossione in cui in alto a destra c’è scritto intimazione di pagamento

Allora non hai un minuto da perdere. Devi agire con la massima sollecitudine perché in questo caso il fisco è impietoso e sta per aggredire il tuo patrimonio in modo pesante. 

Il fisco va all’attacco, ti resta pochissimo tempo per decidere cosa fare!

Sì, hai capito bene. L’intimazione di pagamento, infatti, è l’atto con il quale l’agente riscossore, ai sensi dell’art. 50 Dpr 602/1973, ti sollecita a pagare una determinata somma entro 5 giorni dalla sua ricezione.

E’ il momento di prendere in mano la situazione e affidarti ad un professionista esperto per non sbagliare la prossima mossa. 

Innanzitutto, fai bene attenzione a questi due presupposti. L’intimazione: 

  1. dovrebbe essere stata preceduta dalla notifica di tutte le cartelle di pagamento/avvisi di accertamento esecutivi/avvisi di addebito Inps in essa richiamati, 
  2. deve considerarsi obbligatoria, prima di intraprendere l’esecuzione forzata, quando è decorso più di un anno (12 mesi) dalla notifica degli atti appena indicati.

Ovviamente, mi sembra superfluo che ti ricordi quanto l’intimazione di pagamento sia pericolosa per la tua azienda ma anche per il patrimonio personale. 

Trascorsi 5 giorni dalla sua notifica, infatti, l’agente della riscossione può iniziare l’esecuzione forzata. In altri termini, può procedere con le seguenti azioni: 

  1. ipoteca/espropriazione dei tuoi beni immobili 
  2. pignoramento del tuo conto corrente, 
  3. pignoramento del tuo stipendio,
  4. fermo amministrativo della tua automobile.

Attento ai vizi, possono rendere nullo l’intimazione di pagamento 

Ricevere un’intimazione di pagamento è dunque uno shock per chiunque. Tuttavia, come insistiamo sempre, il fisco non è infallibile e spesso commette errori. 

Anche l’intimazione di pagamento, come tutti gli altri atti che precedono l’esecuzione forzata dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, può contenere numerosi vizi che ne possono causare l’annullamento innanzi al tribunale competente.

Vediamo i principali vizi che possono rendere un’intimazione di pagamento illegittima: 

  • mancata o invalida notificazione delle cartelle di pagamento/avvisi di accertamento/avvisi di addebito Inps, notificati precedentemente all’avviso di  intimazione, per violazione, ad esempio, dell’art. 26 Dpr n. 602/73 e dell’art. 60 Dpr n. 600/73.
  • l’atto contiene anche solo una cartella di pagamento notificata meno di 12 mesi prima (art.50 Dpr n. 602/73);
  • l’atto non contiene l’esatta descrizione degli importi in essa contenuti;
  • l’atto, in assenza di idonei atti interruttivi, si riferisce a cartelle di pagamento/avvisi di accertamento esecutivi/avvisi di addebito dell’Inps con valore esecutivo prescritti.

Anche il tempo gioca un ruolo importante, non lo sottovalutare mai

E’ vero che la legge ti concede, a seconda dei tributi cui si riferisce l’intimazione, fino a un massimo di 60 giorni per presentare ricorso, ma il consiglio che vogliamo darti è di procedere senza indugio e considerare sempre come limite da non superare solo 20 giorni.

Eviterai così di incorrere in possibili violazioni dei termini di decadenza per impugnare l’intimazione di pagamento. 

Un altro aspetto che devi considerare riguarda il periodo di efficacia dell’intimazione di pagamento.

Infatti, dal 2020 l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha più tempo per procedere con i pignoramenti. Il Dl n. 76/2020 ha modificato l’articolo 50, comma 3 del Dpr n. 602/1973, prolungando il periodo di efficacia dell’intimazione da sei mesi a un anno.

La conseguenza è semplice: rispetto al passato, essendo esposti per il doppio del tempo all’azione esecutiva dell’Amministrazione finanziaria, diventa molto rischioso non fare nulla e chiudere l’atto in un cassetto facendo finta di dimenticarsene. 

In ogni caso, ricorda comunque che l’intimazione di pagamento ti concede solo 5 giorni per pagare e accade molto spesso che, già al sesto giorno, l’agente della riscossione attivi, senza attendere ulteriormente, azioni cautelari e/o esecutive, come ipoteche, fermi amministrativi o pignoramenti.

Quindi, prima di decidere cosa fare, affidati a chi ha l’esperienza necessaria per guidarti verso la soluzione migliore. 

La possibilità di annullare il debito cui si riferisce l’avviso di intimazione esiste sempre!

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