Il Fisco provocherà una valanga di fallimenti: gli strumenti per evitarli

articolo a cura di:
Fabrizio Condemi
Fabrizio Condemi

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Il Fisco provocherà una valanga di fallimenti: gli strumenti per evitarli

Il Fisco con la decadenza della rottamazione ter metterà in crisi circa 500 mila imprese italiane. Un’ecatombe trattandosi di oltre il 40% delle imprese del tessuto economico italiano.  

La situazione italiana

Sono a rischio default: tutti i contribuenti, che non sono stati in grado di pagare le rate delle imposte pregresse e sospese a seguito della normativa emergenziale Covid-19 e che, da qualche giorno, senza alcun preavviso, si stanno vedendo notificare via Pec, le intimazioni di pagamento del residuo dovuto, comprensivo di sanzioni e interessi, per essere venuta meno la rottamazione.

L’intimazione prevede il pagamento del debito entro 5 giorni, senza possibilità di dilazione o altre tolleranze. Scaduti i 5 giorni scatteranno direttamente le procedure esecutive e cautelari come fermi amministrativi, ipoteche e pignoramenti.

Il restante 57% di contribuenti interessati si trova a fare i conti con le difficoltà e i tempi per l’adempimento della prossima scadenza. Questo perché deve essere stata saldata la rata dei piani di rottamazione ter non decaduti e il debito dovrà essere pagato entro il 12 marzo.

In arrivo uno tsunami dal Fisco

I versamenti già effettuati in passato sono stati acquisiti a titolo di acconto dell’importo complessivamente dovuto, ma il carico tributario iscritto a ruolo che prima era stato ridotto in funzione dell’accesso alla rottamazione adesso è stato ripristinato e rideterminato perché la rottamazione ter estingue l’intero debito solo se pagato integralmente.

Ci sono soluzioni?

 La soluzione è una sola: ricorrere a strumenti extra tributari che permettano il blocco delle azioni esecutive e la riduzione delle sanzioni.

Le imprese possono scegliere tra:

  • l’utilizzo della transazione fiscale prevista dall’art. 182 ter lf, (che richiede l’accesso a una procedura di concordato preventivo o la richiesta di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182 bis lf);
  • la nuova composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa (Cnc) proprio per agevolare la continuità aziendale, risanare le imprese in difficoltà finanziaria ed evitare l’uso smisurato delle procedure concorsuali.
Pro e contro delle due soluzioni
La Composizione Negoziata della Crisi: 
  • PRO: l’applicazione di misure protettive del patrimonio. In pratica, con l’accesso alla Cnc l’impresa può chiedere il blocco delle azioni esecutive, con l’effetto di sospendere anche i pagamenti dei debiti pregressi. Per ottenere tale possibilità, l’istanza deve essere pubblicata nel registro delle imprese. I creditori, dal giorno della pubblicazione, non possono acquisire diritti di prelazione se non concordati con l’imprenditore. Non possono iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul suo patrimonio o sui beni e sui diritti con i quali viene esercitata l’attività d’impresa. Tali misure operano anche nei confronti del fisco, se richiesta la misura cautelare verso l’Agente della riscossione. 

 

  • CONTRO: Ottenere le misure cautelari con la Cnc non è così semplice. La domanda di nomina dell’esperto e la istanza da presentare al tribunale per la conferma delle misure cautelari richiedono la predisposizione di documentazione specifica che necessita di tempo per la redazione e per ottenerla. Vi sono, inoltre, alcune certificazioni rilasciate proprio dall’Agenzia delle entrate che si riserva 45 giorni per consegnarle. Ecco che si comprende che chiedere le misure della Cnc per proteggersi dalle azioni del fisco può risultare non senza rischi. Soprattutto se non ci si muove per tempo.

 

La transazione Fiscale:
  • PRO: accedere al concordato preventivo con riserva o “in bianco”, ex art. 161, co. 6, L.F., è possibile con un’istanza assai più snella che , nel giro di 24 ore dal deposito in cancelleria del ricorso, permette di ottenere il divieto di iscrivere pignoramenti e iniziare o proseguire azioni esecutive. L’istanza di Concordato, infatti, una volta depositata deve essere iscritta a cura del cancelliere nelle 24 ore successive nel registro delle imprese e da quel momento produce gli effetti che i creditori non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore, anche per l’Agenzia delle entrate e della riscossione. Con il il concordato, in più, è possibile proporre la transazione contributiva e dei debiti erariali (art. 182 ter lf), che permette lo stralcio sino alla misura non inferiore a quanto il fisco e gli enti previdenziali otterrebbero nell’alternativo fallimento (con un risparmio di anche l’85% del debito fiscale/previdenziale!).

 

  • CONTRO: non essere un soggetto fallibile (per limiti dimensionali).

Qualunque strumento che gli imprenditori scelgano di utilizzare, il consiglio migliore è quello di agire immediatamente per prendere in mano le redini della propria impresa e dare finalmente una svolta alla lotta contro il Fisco.

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