Gestire e risolvere un avviso di accertamento, tutto quello che devi sapere

articolo a cura di:
Lodovico Poschi
Lodovico Poschi

pubblicazione:

gestire un avviso di accertamento

Come gestire un avviso di accertamento?

Agenzia delle Entrate te ne ha notificato uno superiore a 100 mila euro? Una pessima notizia, ma la cosa importante che devi sapere è che una soluzione esiste sempre

In questo articolo cercheremo di darti alcune dritte per gestire al meglio l’atto che hai ricevuto e ottenere il massimo risultato che possa liberarti definitivamente da questo peso.

Innanzitutto, valutiamo due possibilità.

  1. decidi di non procedere con l’impugnazione dell’avviso di accertamento, cioè preferisci evitare il contenzioso
  2. decidi invece di percorrere la strada giudiziale innanzi al Giudice tributario per ottenere la riduzione o il totale annullamento dell’avviso di accertamento stesso.

Decidere di procedere con il contenzioso, quando è necessario il contenzioso e perché

La strada giudiziale è quella in grado di garantire il risultato migliore. Ma occorrono due presupposti

  1. le contestazioni dell’ufficio sono in tutto o in parte errate, oppure l’ufficio non ha voluto tenere in considerazione le osservazioni offerte durante il contraddittorio instauratosi antecedentemente. 
  2. l’imprenditore, pur avendo poche chance di vincere il ricorso, decide di impugnare comunque l’avviso di accertamento per guadagnare semplicemente un po’ di tempo e aderire a uno degli istituti deflattivi del contenzioso durante il giudizio (c.d. conciliazione giudiziale). 

La prima cosa da fare per gestire un avviso di accertamento è mettersi nelle mani affidarsi di un professionista specializzato che ti consiglierà la strada più efficace per difenderti dall’avviso di accertamento e, qualora ne ricorrano i presupposti, attivarsi per impugnare l’avviso e procedere con il contenzioso innanzi la Corte di Giustizia tributaria di primo grado competente.

Facciamo attenzione alle tempistiche. In media un contenzioso tributario dura dai 5 ai 6 anni nei tre gradi di giudizio. Durante le varie fasi del contenzioso, però, sarà possibile per il contribuente avvalersi di “istituti deflativi”, cioè strumenti che gli consentano di cessare il contenzioso anche beneficiando di una riduzione sanzionatoria.

La mediazione tributaria 

Essa consiste in una fase amministrativa precedente all’instaurazione del ricorso in Commissione tributaria. In linea di massima la mediazione è obbligatoria per le cause che hanno un valore inferiore a 50.000 euro, anche se bisogna fare attenzione al valore della lite così come individuato ai sensi dell’art. 12, co. 2, del D. lgs. 546/92.

In questo caso appare chiaro l’intento del Legislatore di deflazionare il contenzioso tributario in modo ragionevole, prevedendo il rinvio dell’accesso al giudice con riguardo alle liti con un valore più contenuto.

L’effetto primario sta sicuramente nel guadagnare tempo bloccando la riscossione. 

La conciliazione giudiziale 

Le parti possono, in sede di contenzioso, definire la vertenza in via negoziale attraverso la conciliazione giudiziale, che consente di definire la controversia in via parziale o totale e può essere proposta sia dal ricorrente sia dall’Ente impositore, sia in primo che in secondo grado.

Infatti, che sia raggiunto fuori o dentro l’udienza, l’accordo conciliativo comporta la riduzione delle sanzioni al 40% del minimo edittale se l’accordo viene raggiunto in primo grado; al 50% del minimo edittale nel caso che l’accordo sia stato raggiunto in appello.

Il fatto di avere a fianco un professionista specializzato e con esperienza, meglio ancora se ha alle spalle un team che lo affianca, consente all’imprenditore di essere realmente nelle condizioni di scegliere

In sostanza, quando esistono dei vizi all’interno dell’avviso di accertamento di natura formale e/o sostanziale avallati da pronunce della Cassazione è sempre consigliabile affrontare il contenzioso per mirare al risultato pieno, cioè l’annullamento dell’avviso di accertamento o comunque a una congrua riduzione dello stesso.

Cosa succede quando decido di non impugnare l’avviso di accertamento.

Ci sono tante valutazioni che potrebbero convincerti a lasciar perdere. Compreso il fatto che tu abbia una scarsa propensione ad esporti al rischio del contenzioso. 

Un consiglio, però, vogliamo dartelo: non decidere da solo, valuta sempre queste circostanze con l’aiuto di un professionista specializzato e con la giusta esperienza. Per lui sarà facile rendersi conto quando le contestazioni contenute nell’avviso di accertamento sono totalmente corrette e dunque non avrebbe senso andare in giudizio

Tuttavia, la scelta di non affrontare un contenzioso deriva anche dalla possibilità concessa dalla legge di diminuire attraverso vari strumenti l’importo degli avvisi di accertamento senza appunto andare in giudizio contro l’Agenzia delle Entrate.

Ci sono vari istituti alternativi, detti “premiali” in quanto garantiscono uno sconto sicuro

L’accertamento con adesione 

Quello più comune e utilizzato è sempre stato quello dell’accertamento con adesione (D. lgs. 218/1997), che consente al contribuente di definire la controversia fiscale nella fase precontenziosa in contraddittorio con l’ufficio, e permette di beneficiare della riduzione delle sanzioni a 1⁄3 del minimo, con la possibilità di abbattere la pretesa, qualora vi ricorrano i presupposti. 

Questo istituto è utilizzabile sia da persone fisiche sia da società e può riguardare tutte le tipologie di imposte.

L’acquiescenza, quando scegli di non difenderti affatto

Un altro istituto alternativo è l’acquiescenza, ovvero la volontà del contribuente di rinunciare a impugnare l’avviso di accertamento ricevuto e di non formulare neppure istanza di accertamento con adesione

Di fatto, decidi di non difenderti, rinunciando alla presentazione sia del ricorso sia dell’istanza di accertamento con adesione, evidenziando la volontà di non voler contestare le pretese dell’ufficio.

Non la riteniamo una buona scelta, perché un professionista con l’adeguata esperienza, grazie a una valida strategia, riuscirebbe ad avere risultati migliori della semplice acquiescenza.

Il ravvedimento operoso

Un altro metodo alternativo al contenzioso è quello di avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso, così come previsto dall’art. 13 del D. lgs .472/97.

L’Istituto consente all’autore di omissioni o di irregolarità di rimediarvi spontaneamente beneficiando di rilevanti riduzioni delle sanzioni a seconda della violazione compiuta e del lasso temporale entro cui avviene il ravvedimento. Il ravvedimento si può utilizzare per gli errori o omissioni commessi per tutte le imposte, che siano dirette, indirette o tributi locali.

Come avrai capito sono dunque tante le valutazioni che potrebbero convincerti a scegliere questa strada. Un consiglio, però, vogliamo ribadirlo: non decidere da solo, valuta sempre queste circostanze con l’aiuto di un professionista specializzato e con la giusta esperienza. 

Non arrenderti mai, la soluzione esiste sempre 

Per riassumere. Con gli strumenti alternativi che ti abbiamo elencato si potranno sicuramente ottenere dei benefici premiali che però, è bene chiarirlo, non saranno mai uguali a quelli che si potrebbero ottenere con l’accoglimento del ricorso in sede di contenzioso.

L’obiettivo da perseguire deve essere uno solo: tornare a essere imprenditori liberi e contribuenti sani e soprattutto pagare al fisco solo quello che è realmente dovuto

In questo senso, occorre tenere a mente che anche il fisco commette errori, talvolta anche spinto a raggiungere gli obiettivi di budget imposti, annualmente, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. 

Per questo motivo, se ti trovi a dover gestire un avviso di accertamento non aspettare: chiamaci immediatamente per raccontarci il tuo caso e un professionista esperto sarà in grado di guidarti verso la soluzione più conveniente per te. 

Per sapere tutti i segreti su come gestire un avviso di accertamento scarica “Gestisci e risolvi con Agenzia delle Entrate”, l’ultima pubblicazione targata CFC e scritta a quattro mani dal dott. Carlo Carmine e dall’avvocato Simone Forte

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