Per 250 mila imprenditori appena decaduti lo spettro dell’intimazione di pagamento. Cosa succede e come difendersi

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Lodovico Poschi
Lodovico Poschi

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Per 250 mila imprenditori appena decaduti lo spettro dell'intimazione di pagamento. Cosa succede e come difendersi

L’ennesimo flop della rottamazione ter prelude ad un vero e proprio tsunami fiscale. 

Come abbiamo scritto, 1 contribuente su 2 non ha pagato le rate 2020, la cui scadenza era fissata al 9 di maggio. 

Si tratta di un esercito di 250 mila fra imprenditori e liberi professionisti che ora sono definitivamente decaduti dalla pace fiscale, che era stata riaperta dal Governo nell’ambito del decreto Sostegni ter. 

Ciò significa che sono esposti a subire un’intimazione di pagamento.

Attenzione alle scadenza, sono stringenti e perentorie 

Dunque, ai sensi dell’art. 50 Dpr 602/1973, l’ente riscossore invita il contribuente a pagare il debito che non è stato rateizzato ponendo un termine perentorio e molto ristretto.

Il termine per provvedere al pagamento di questo atto è molto stringente e perentorio: 5 giorni.

Trascorso questo termine dalla sua notifica, l’agente della riscossione può iniziare l’esecuzione forzata e quindi intraprendere azioni esecutive come l’ipoteca sugli immobili o il pignoramento conto corrente, o dello stipendio. 

La legge concede, a seconda dei tributi a cui si riferisce l’intimazione, anche fino a 60 giorni (ad esempio per l’Irpef, Ires o Iva) per presentare un ricorso.

Tuttavia, il consiglio è di procedere con molta celerità e considerare sempre come limite massimo solo 20 giorni.

Ma su questo punto è bene prestare la massima attenzione. 

Ci sono casi, infatti, in cui dopo i 5 giorni intimati, giunti al sesto l’Agenzia delle Entrate Riscossione può procedere con l’atto di pignoramento (in questo video raccontiamo un caso specifico).

Verifica sempre l’atto ricevuto e valutato insieme ad un professionista

Il consiglio, nel caso di ricezione di una intimazione di pagamento, è procedere quindi alla verifica dell’atto e valutare insieme ad un professionista specializzato la possibilità di impugnarlo.

Sappiamo che l’ente incaricato di notificare un’intimazione di pagamento è l’ex Equitalia, che oggi ha preso il nome di Agenzia delle Entrate Riscossione.

E’ importante sottolineare che l’intimazione di pagamento, per essere valida, deve essere preceduta dalla regolare notifica da parte di AdER delle cartelle di pagamento/avvisi di accertamento esecutivi/avvisi di addebito Inps in essa contenuti. 

Qualora l’imprenditore non dovesse essere in grado di saldare la somma richiesta entro il termine di 5 giorni (non derogabili), l’ente riscossore procederà alle azioni esecutive come l’atto di pignoramento. 

Un elemento di cui dobbiamo tener conto, al netto delle ripetute sanatorie, è che, con la ripresa della riscossione post pandemica, le azioni esecutive, se prima meno puntuali, sono ricominciate a partire dal primo giorno utile.

L’intimazione di pagamento deve essere obbligatoriamente notificata al contribuente, in base a quanto previsto dall’art. 50, comma 2 Dpr 602/73, decorso un anno dalla notifica della cartella di pagamento

Nulla è mai compromesso, opporsi all’intimazione di pagamento si può

Il flop della rottamazione ter apre scenari preoccupanti.

Ma come sempre cerchiamo di spiegare, nulla è compromesso e affidandoti a mani esperte puoi opporti all’intimazione di pagamento e annullare il tuo debito.

Anche le intimazioni di pagamento si possono annullare, e con esse il  debito. Il professionista esperto è in grado di rilevare eventuali vizi di forma e di merito che giustificano un contenzioso tributario. 

Ad esempio, se l’intimazione di pagamento si riferisce a debiti più vecchi di 5 anni, l’atto è nullo.

Ma, come sempre, il tempo è prezioso. Ti restano 20 giorni di tempo per opporti all’intimazione di pagamento e annullare il tuo debito.

Ora, davvero, non è più tempo di aspettare.

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