Altro che abuso, risparmio d’imposta su locazione diritto legittimo per ogni imprenditore

articolo a cura di:
Lodovico Poschi
Lodovico Poschi

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Risparmio di imposta su locazione diritto legittimo di ogni imprenditore

Deducibilità del canone di locazione, si può fare?

In un precedente articolo abbiamo affrontato il tema dei costi legati alle sponsorizzazioni. Come abbiamo visto, anche se alla sponsorizzazione conseguono delle perdite fiscali, il costo può essere dedotto comunque in maniera legittima se compatibile con l’attività imprenditoriale svolta (leggi qui)

Ma esistono altri casi in cui il Fisco rileva nei confronti di un imprenditore costi ritenuti antieconomici che di conseguenza diventano oggetto di contestazione da parte di Agenzia delle Entrate. 

Oggi vogliamo affrontare un altro caso concreto che abbiamo gestito e risolto. 

Se lo studio professionale è in testa ad una società di famiglia 

Giuseppe è un piccolo imprenditore che si è rivolto a noi dopo aver ricevuto un avviso di accertamento.

Egli utilizzava uno studio professionale di proprietà di una società immobiliare facente capo a lui stesso e a sua moglie. 

È una prassi diffusa quella riguardante la costituzione di una società immobiliare da parte di soggetti legati da vincolo di parentela.

Tale opportunità, spesso, è compiuta al fine di acquistare l’immobile che utilizzeranno, tutti o alcuni di essi, come studio professionale. 

In questo caso, la società emette periodicamente fattura per il canone di locazione, deducibile dal reddito dei singoli professionisti nel rispetto del principio di cassa.

Nell’avviso di accertamento Agenzia delle Entrate gli ha contestato la deducibilità dei canoni di locazione, chiedendo la restituzione di tale somma oltre alle sanzioni di legge.

Deducibilità del canone di locazione: un abuso di diritto?

Secondo l’Amministrazione finanziaria, l’operazione, sebbene lecita, si presenta sintomatica di abuso del diritto, perché ritenuta priva di rilevanza economica e addirittura idonea e/o funzionale a realizzare vantaggi fiscali indebiti.

Che nello specifico sarebbero rappresentati dall’utilizzo dello schermo societario per usufruire di agevolazioni d’imposta. 

È proprio ciò che è accaduto a Giuseppe.

Insieme, abbiamo scelto la strada del contenzioso per evidenziare che: 

  1. la scelta di attuare tale operazione non è stata dettata esclusivamente dal conseguimento di un vantaggio fiscale. 
  2. Non si può in alcun modo ritenere che vi sia stata elusione. Ciò anche per il solo fatto che vi fosse un rapporto di natura familiare tra i soggetti coinvolti nell’operazione.
  3. Un professionista, ed eventualmente i suoi familiari, è libero di comprare l’immobile per svolgere l’attività professionale di uno di essi. Tale acquisto può essere fatto utilizzando una società da loro formata, anche e solo per diversificare gli investimenti familiari e separare un capitale dal lavoro svolto.

Come si è risolta la vicenda di Giuseppe? La Commissione Tributaria Provinciale ci ha dato ragione, annullando l’avviso di accertamento.

Assolutamente legittimo il risparmio d’imposta

In tale prospettiva, è importante conoscere un aspetto fondamentale. Nel caso l’Agenzia delle Entrate contesti il fatto di aver adottato un comportamento elusivo e, dunque, un abuso del diritto, puoi sempre difenderti in modo efficace. 

Ricordiamo, tra l’altro, che molto spesso l’Amministrazione finanziaria non riconosce all’imprenditore il “sacro” diritto al “legittimo risparmio d’imposta”.

Infatti, il Fisco dovrebbe considerare che la componente “fiscale” è una variabile “economica” che l’imprenditore è tenuto necessariamente a valutare in ogni sua scelta gestionale. 

In altri termini, l’Amministrazione finanziaria non può pretendere che il contribuente, dinanzi a un bivio, scelga la via di una tassazione “maggiore” in nome dell’interesse dello Stato a riscuotere più entrate possibile.

E in questo senso esistono a sostegno diverse recenti sentenze della Corte di Cassazione

Per concludere, è importante sottolineare come anche in questo caso la strategia si è basata su sentenze della Corte di Cassazione, grazie alle quali abbiamo difeso le ragioni di Giuseppe annullando l’avviso di accertamento. 

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