Decreto aiuti, 14 miliardi per le imprese. Il 9 maggio ultima chiamata per le rate 2020 della rottamazione-ter

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Lodovico Poschi
Lodovico Poschi

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Decreto aiuti, 14 miliardi per le imprese. Il 9 maggio ultima chiamata per le rate 2020 della rottamazione-ter

L’ipotesi di un condono fiscale è oggi sul tavolo del governo. 

In un contesto complicatissimo, a causa del caro prezzi e di uno scenario internazionale ancora molto incerto e il nuovo premier Giorgia Meloni deve scegliere quali emergenze affrontare per prime.

La crisi energetica con l’aumento delle bollette è sicuramente la più urgente. Per farlo servono risorse, ed ecco che il maxi condono può diventare uno strumento attraverso il quale finanziare gli aiuti a famiglie e imprese. 

Se da un lato, infatti, i debiti entro i 1000 euro nei confronti del Fisco potrebbero essere automaticamente cancellati, per gli importi da mille euro in su il governo spera di recuperare risorse da investire nella nuova manovra. Come? Attraverso una serie di incentivi a risolvere le posizioni debitorie. 

Si annuncia così un provvedimento a tutto tondo che, partendo dai debiti più piccoli, mira a smaltire l’enorme magazzino dei crediti in mano ad Agenzia delle Entrate Riscossione (ex Equitalia). 

Ma potrebbe riguardare anche gli avvisi bonari di Agenzia delle Entrate con uno sconto del 5% sulle sanzioni applicate.

Dunque, l’unico condono fiscale vero e proprio sarà per debiti con il Fisco – ma non solo, anche multe, bollo auto e tributi locali – che hanno generato cartelle fino a 1000 euro. 

Condono fiscale: ecco gli sconti al vaglio del governo

Dovesse passare la proposta, la rottamazione dei debiti cui starebbero lavorando i tecnici di governo dovrebbe basarsi su un meccanismo di sconti inversamente proporzionale agli importi dovuti. In pratica, minore è il debito col Fisco, maggiore sarà lo sconto.

Stando a quello che è emerso, la rottamazione 2023 dovrebbe:

  • condonare le cartelle di importo pari o minore a mille euro (per cui nulla sarebbe più dovuto in questi casi);
  • introdurre un sistema di rateizzazione automatica per 10 anni delle cartelle di importo superiore ai 1,000,00 euro, con il versamento di una maggiorazione del 5% al posto di interessi e sanzioni;
  • prevedere il pagamento dell’importo totale con calcolo di una sanzione forfettaria del 5% e rateizzazione automatica in 5 anni solo per somme superiori a determinati importi.

Altra ipotesi al vaglio è di estendere la rateizzazione in 10 anni a tutti quei casi di mancato pagamento delle imposte per cui non sono state ancora inviate cartelle. Lo stesso potrebbe valere per omesso pagamento non riscontrato o accertato dall’Agenzia delle Entrate.

Debiti col Fisco: come regolarizzare la propria posizione dopo aver ricevuto una cartella di pagamento

Ricordiamo che una cartella di pagamento è l’atto che l’Agenzia delle Entrate Riscossione (ex Equitalia) invia ai contribuenti al fine di recuperare i crediti vantati dagli enti impositori (Agenzia delle Entrate, Inps, Comuni, ecc.).

Al suo interno troviamo:

  • la descrizione delle somme dovute all’ente creditore; l’invito a provvedere al pagamento entro i termini definiti (60 giorni) dalla data di notifica;
  • le informazioni sulle modalità di pagamento (dove, come);
  • le istruzioni per richiedere la rateizzazione, la sospensione o proporre ricorso.

A oggi, senza alcun condono fiscale ancora approvato, dopo aver ricevuto la cartella è possibile:

  • effettuare il versamento delle somme dovute, anche a rate, ai sensi dell’art.19 del DPR 602/73, con una differenziazione per debiti inferiori o superiori a 120 mila euro;
  • intraprendere la strada del contenzioso, presentando ricorso al giudice competente.

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Quando si riceve una cartella esattoriale, soprattutto se questa è superiore a 100 mila euro,  la cosa più sbagliata è decidere di pagarla o, ancora peggio, dimenticarsene e far finta che non esista. 

A tal proposito, ti consiglio di cliccare su questo link dove troverai un video importantissimo in cui il dottor Carlo Carmine e l’avvocato Simone Forte ti spiegano com’è possibile gestire il Debito Fiscale oggi, soprattutto alla luce di quelle sopra descritte e delle tante novità in tema di riscossione fiscale.

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Una situazione temporanea che va gestita con strumenti eccezionali. Così il premier Mario Draghi ha spiegato il nuovo decreto aiuti che mette in campo risorse per 14 miliardi a favore di imprese e famiglie. 

Decreto aiuti, arriva il Fondo Ucraina

Per gli imprenditori maggiormente colpiti da questa emergenza nasce il “Fondo per il sostegno alle imprese danneggiate dalla crisi ucraina”.

Attraverso lo strumento messo in campo dal governo, per il 2022 verranno concessi contributi a fondo perduto fino a 400.000 euro alle imprese che hanno subìto cali di fatturato di almeno il 30%.

Le cause possono essere:

  • contrazione della domanda
  • interruzione di contratti e progetti esistenti
  • crisi nelle catene di approvvigionamento. 

Il c.d. decreto “aiuti” prevede misure di sostegno per le imprese che negli ultimi due anni hanno avuto rapporti commerciali con l’Ucraina, la Federazione russa e la Bielorussia. 

Il Fondo è istituito per l’anno 2022 nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico con una dotazione di 200 milioni di euro. 

Ecco le PMI che potranno ottenere gli aiuti

Potranno ottenere gli aiuti le Pmi che presentano cumulativamente i seguenti requisiti:

a) realizzazione negli ultimi 2 anni operazioni di vendita di beni o servizi, compreso l’approvvigionamento di materie prime e semilavorati, con l’Ucraina, la Federazione russa e la Bielorussia, pari almeno al 20% del fatturato aziendale totale;

b) il costo di acquisto medio per materie prime e semilavorati nel corso dell’ultimo trimestre antecedente l’entrata in vigore del decreto è incrementato almeno del 30% rispetto al costo di acquisto medio del corrispondente periodo dell’anno 2019;

c) hanno subìto nel corso del trimestre antecedente l’entrata in vigore del decreto un calo di fatturato di almeno il 30% rispetto all’analogo periodo del 2019.

Come si calcolano gli importi da assegnare

Le risorse verranno assegnate riconoscendo a ciascuna impresa un importo calcolato applicando una percentuale pari alla differenza tra l’ammontare medio dei ricavi relativi all’ultimo trimestre anteriore all’entrata in vigore del decreto e l’ammontare dei medesimi ricavi riferiti al corrispondente trimestre del 2019.

Tale percentuale è determinata come segue:

  • 60% per i soggetti con ricavi relativi al periodo d’imposta 2019 non superiori a 5 milioni di euro;
  • 40% per i soggetti con ricavi relativi al periodo d’imposta 2019 superiori a 5 milioni di euro e fino a 50 milioni di euro
  • per le imprese costituite dal primo gennaio 2020 il periodo di imposta di riferimento di cui alle lettere a) e b) è quello relativo all’anno 2021.

I contributi non potranno comunque superare l’ammontare massimo di 400.000 euro per singolo beneficiario.

Con un apposito decreto del Mise si definiranno modalità di erogazione delle risorse, verifica del possesso dei requisiti da parte dei beneficiari, tempi e modalità di presentazione delle domande.

Il 9 maggio nuova rottamazione-ter per mezzo milione di imprenditori

Nessuna novità in questo senso. Il Governo ha preferito dare priorità alle misure di sostegno alle imprese che stanno subendo danni gravissimi a causa della guerra in Ucraina. 

Sul tavolo rimane l’ipotesi di una rottamazione quater (leggi qui le novità).

Intanto, lunedì 9 maggio è l’ultimo giorno per saldare le rate non corrisposte targate 2020 di rottamazione ter e saldo e stralcio. La scadenza era al 30 aprile ma ci sono i canonici 5 giorni di tolleranza.  

Non c’è più tempo invece per i contribuenti con piani di rateizzazione decaduti prima della sospensione dell’attività di riscossione causa Covid (8 marzo 2020).

Questa prima scadenza riguarda gli oltre 500 mila contribuenti che non riuscirono a corrispondere entro lo scorso 14 dicembre tutte le rate 2020 e 2021 sospese durante il Covid.

Il mancato pagamento li aveva fatti decadere dai benefici di rottamazione ter e saldo e stralcio, generando al contempo un ammanco per l’erario di 2.45 miliardi di euro. Con il decreto Sostegni ter i termini sono stati riaperti. 

Sono momenti particolarmente delicati anche sul fronte fiscale, che devono essere gestiti con la massima celerità e da professionisti esperti in materia.

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Tag correlato: Invito a comparire

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