Con il nuovo codice della crisi tante responsabilità in più per imprenditori e professionisti

articolo a cura di:
Lodovico Poschi
Lodovico Poschi

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Responsabilità in più per imprenditori e professionisti

Responsabilità in più per imprenditori e professionisti?

I dati ufficiali parlano di una riscossione che viaggia a mille all’ora. Si racconta di 1 azienda su 2 a rischio crisi d’impresa e un numero simile rischia il fallimento. Insomma, dopo la calura estiva, si continua con l’inferno delle tasse.

La crisi di Governo dopo la sua caduta e il periodo di elezioni, non hanno fatto passare un periodo roseo agli imprenditori.
Non solo per le tante scadenze in lista, ma anche per il fatto che “il piatto piange”. In parole povere lo Stato, lato Fisco, ha da recuperare 18 miliardi di euro per il solo 2022 dalle situazioni debitorie degli imprenditori.

I nuovi Alert del Fisco, si può fallire con appena 5 mila euro di debiti

La recente introduzione del codice della crisi e dell’insolvenza (C.C.I.I.) è al centro del dibattito soprattutto tra i commercialisti, che cominciano a sentire la pressione di una riforma che, se da un lato ha inteso superare la vecchia legge fallimentare, dall’altro introduce elementi che preoccupano professionisti e imprese.

Gli Alert decisi da Agenzia delle Entrate – che scattano addirittura con un debito superiore a 5 mila euro – rischiano di diventare un boomerang per tutto il sistema.

Le lettere del fisco stanno già tartassando migliaia di imprese in arretrato con i versamenti fiscali.
Nonostante questo le responsabilità per gli imprenditori e professionisti aumentano sempre di più.

Attraverso queste comunicazioni, Agenzia delle Entrate invita le imprese “a valutare se ricorrono i presupposti per chiedere l’attivazione della procedura di composizione negoziata”.

L’ente diretto da Ernesto Maria Ruffini in una nota si è affrettato a spiegare che non si tratta di “una iniziativa autonoma dell’Agenzia delle entrate ma di un sistema di allerta a vantaggio dell’impresa per intercettare possibili situazioni di crisi”.

Tradotto. Se hai debiti con il fisco vuol dire che sei in crisi. E se sei in crisi mettiti l’animo in pace e attiva una composizione negoziale.

Con le nuove regole più responsabilità per gli imprenditori e i loro professionisti

Un messaggio che si traduce in un clima di panico.
Sindaci revisori, certamente poco propensi a incorrere in pesanti responsabilità, cominciano a fare pressione sugli amministratori affinché si mettano in regola con gli arretrati. O in alternativa si affrettino ad aprire lo stato di crisi, con tutti gli svantaggi dell’avvio di questo procedimento.

Questa nuova formulina imposta dal Fisco – paga gli arretrati o apri lo stato di crisi – rischia davvero di sbattere fuori dal mercato molte più imprese di quante già si trovano realmente sull’orlo del fallimento.

Ma sorge una domanda. Era davvero necessaria questa stretta in un momento così drammatico, in cui le PMI hanno scarsa liquidità e devono affrontare un’impennata clamorosa dei costi energetici e delle materie prime?

La risposta è sin troppo semplice. Sarebbe stato molto meglio rimandare e dare invece un po’ di respiro per superare questa fase così delicata.

Il rischio, tra l’altro, è quello di mettere le imprese nella condizione di allungare i tempi di pagamento e di conseguenza aumentare gli insoluti, oltre che di imbarbarire ulteriormente il sistema economico.

Con il nuovo codice anche tante opportunità in più per risolvere la crisi fiscale 

E allora che fare? Come muoversi in questo nuovo scenario? Il codice della crisi e dell’insolvenza si porta dietro anche una serie di grandi opportunità che con l’aiuto di professionisti del settore è possibile sfruttare con enormi vantaggi.

Per i debiti col Fisco (e INPS) superiori a 500 mila euro, l’imprenditore può ricorrere agli accordi di Ristrutturazione del debito e soprattutto al Concordato preventivo, entrambi istituti da affiancare alla Transazione Fiscale.

In quest’ottica, il concordato preventivo si colloca tra gli strumenti volti al risanamento dell’impresa attraverso la modifica della struttura, delle attività e passività dell’impresa, in grado di ridurre il debito fino all’80% e pagare il residuo 20% in 4/5 anni.

Da tenere assolutamente in considerazione anche la procedura concordataria con continuità aziendale che prevede la prosecuzione dell’attività di impresa da parte del debitore.

C’è poi la Nuova Transazione Fiscale e Previdenziale che è in grado di trasformare il debito originario in opportunità di risanamento, applicabili a IRES, IRPEF, IVA, IRAP e IVA (oltre a INPS e INAIL).

Tutto questo assume grande valore alla luce del d.l. 118/2021 convertito nella legge 21 ottobre 2021, n. 147, grazie al quale il tribunale può omologare il concordato preventivo anche in mancanza di adesione, quindi di voto favorevole dell’Agenzia delle Entrate Pertanto, anche in presenza di un voto contrario da parte dell’amministrazione finanziaria.

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