Avviso di accertamento, 5 buoni motivi per richiederne l’annullamento e azzerare il proprio debito

articolo a cura di:
Lodovico Poschi
Lodovico Poschi

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annullare un avviso di accertamento

Annullare un avviso di accertamento si può. Ecco 5 buoni motivi per chiederne l’annullamento e quindi per azzerare il debito con Agenzia delle Entrate. In questo articolo ti spieghiamo quali sono.

Ma andiamo per ordine e cominciamo col dire che, per ottenere questo risultato, dovremo presentare ricorso dinanzi al competente Giudice tributario, eccependo la sussistenza di tali vizi. 

In termine tecnico, questi errori si dividono in due grandi categorie:  vizi formali e i vizi sostanziali o “di merito”. 

Ci sono vizi che si possono individuare a colpo d’occhio e altri che sono nascosti nelle pieghe dell’atto: in questo caso è consigliabile farsi aiutare da un professionista esperto e competente. 

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Annullare un avviso di accertamento: La storia di Marco, atto annullato e debito cancellato 

Il primo motivo che affrontiamo è quello della decadenza.

E lo facciamo con un caso concreto. Quello di Marco che, a seguito di un controllo fiscale, riceve un avviso di accertamento di € 200.000 con il quale l’Agenzia delle Entrate chiedeva il pagamento delle imposte, presuntivamente non versate. Nello specifico, Ires/Irap/Iva per l’anno 2013 dalla società da lui amministrata. 

Marco si è rivolto alla nostra struttura per trovare una soluzione a questa problematica. Dopo un’attenta analisi del contenuto formale e sostanziale dell’avviso di accertamento ricevuto, abbiamo rilevato la presenza di vizi che ci hanno consentito di impugnare l’atto e di ottenerne l’annullamento.

Tali vizi erano evidenti anche a Marco che appena ha letto i documenti è stato spinto da un “qualcosa non torna” tale per cui ha contattato immediatamente la nostra azienda legale.

A seguito del nostro controllo, infatti, abbiamo ritenuto che l’atto fosse palesemente invalido perché emesso oltre i termini di decadenza previsti dalla legge, in quanto, sebbene riferito all’anno d’imposta 2013, era stato notificato nell’aprile 2019.

Dunque, ben oltre il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione (31/12/2018), e questo ha convinto il giudice ad annullare l’avviso di accertamento.

Altri due buoni motivi per annullare un avviso di accertamento sono: difetto di competenza e difetto di sottoscrizione.

Vediamo più nel dettaglio. 

Quando ricevi un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, uno degli aspetti cui dovrai prestare attenzione è quello relativo alla competenza territoriale dell’ufficio che ha emesso l’atto, indicata nell’intestazione del provvedimento.

In parole povere: se sei persona fisica la competenza è dell’ufficio territoriale in cui hai il domicilio fiscale. 

Per i soggetti diversi da persone fisiche, si deve fare riferimento all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate che si trova nel Comune della sede legale o, in mancanza, della sede amministrativa della società.

Ad esempio, se la sede legale della tua società è ubicata nella città di Trieste, sarà la Direzione provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Trieste a dover notificare eventuali avvisi di accertamento nei confronti della stessa società.

Il difetto di sottoscrizione dell’atto, invece, si verifica quando questo reca la firma di un funzionario sprovvisto del relativo potere. Si tratta di un vizio la cui sussistenza è agevolmente ricavabile anche tramite la consultazione dell’organigramma dell’Ufficio delle Entrate che ha emesso l’atto, rinvenibile nel sito web dell’ufficio di riferimento.

Quarto motivo: il vizio “procedurale”. 

Alcuni vizi possono essere rinvenuti anche all’interno della “procedura amministrativa” che ha portato all’emissione dell’avviso di accertamento.

È il caso tipico del vizio legato all’omissione del c.d. “contraddittorio preventivo obbligatorio”.

Per contraddittorio preventivo si intende il diritto del contribuente a esporre le proprie ragioni sulle contestazioni che il Fisco intende porre a fondamento di un atto di accertamento, così realizzando la partecipazione dello stesso all’attività di accertamento fiscale nella fase antecedente alla notifica dell’avviso.

È utile sapere che con il D. lgs. n. 34/2019 il legislatore ha disposto, eccetto alcuni casi eccezionali, l’attivazione obbligatoria del contraddittorio con il contribuente prima dell’emissione dell’avviso di accertamento.

Pertanto, il soggetto verificato deve essere invitato prima dell’emissione dell’avviso di accertamento, in modo da verificare la possibilità di arrivare a un accordo nel contraddittorio tra le parti.

Cosa accade, quindi, in caso di mancato avvio del contraddittorio nei casi in cui è obbligatoriamente previsto? Innanzitutto, la prima mossa che ti consiglio di attuare consiste nell’impugnare tempestivamente l’atto ricevuto, proponendo ricorso dinanzi al Giudice tributario competente.

Difatti, solo l’instaurazione di un contenzioso ti consente di ottenere il risultato sperato, ossia l’annullamento dell’atto ricevuto a fronte della verifica, da parte del giudice, circa la sussistenza del vizio contestato.

Nell’ambito di tale ricorso dovrai dimostrare, con l’ausilio di un professionista specializzato e con la giusta esperienza in materia, quali sono in concreto le ragioni che avresti potuto far valere se il confronto fosse stato attivato (c.d. prova di resistenza).

Ebbene, tale argomentazione, se accolta dal giudice, determina l’invalidità radicale dell’avviso di accertamento notificato e la cancellazione definitiva del debito in esso contenuto.

Il quinto e ultimo motivo rientra nella categoria dei vizi di merito

Il caso di Luca che ha rifiutato di esibire la contabilità

Un caso che abbiamo seguito è quello di Luca che, a seguito di una verifica della Guardia di Finanza nella sua società, si era rifiutato di esibire la contabilità.

L’Agenzia delle Entrate, dunque, aveva determinato il reddito della sua impresa, per il periodo d’imposta 2013, sulla base di presunzioni, avvalendosi, cioè, di una pluralità di elementi di varia natura spesso ricavati da dati di comune esperienza. 

Questi consentono di risalire da un fatto noto a uno sconosciuto, purché gli stessi siano gravi, precisi e concordanti.

Luca si è visto attribuire per l’anno in questione un presunto maggior reddito d’impresa evaso per € 300.000. Questo con conseguente rideterminazione delle maggiori imposte, oltre sanzioni e interessi

Naturalmente, il Fisco è obbligato a riportare gli elementi presuntivi utilizzati a sostegno della sua pretesa nella motivazione dell’avviso di accertamento, per consentire al contribuente di comprendere la logica seguita dall’ufficio. 

Nel caso di Luca i criteri utilizzati sono risultati in parte illogici, il che ci ha permesso di andare in giudizio e ottenere l’annullamento della pretesa del Fisco. 

Come avrai capito, molti vizi formali e sostanziali degli avvisi di accertamento sono spesso nascosti nelle pieghe dell’avviso. Si tratta di cavilli che solo un esperto in diritto tributario può intravedere. Li trovi nel capitolo 4 del nuovo libroGestisci e risolvi con Agenzia delle Entrate” (Scopri come ottenerlo gratuitamente qui).

E c’è infine la questione tempo, anche questa da non sottovalutare. 

Ricordati che hai solo 60 giorni per fare analizzare l’avviso di accertamento e decidere la migliore strategia da adottare. Non c’è tempo da perdere. 

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